ALCUNE INTEVISTE  online


Dal secolo opposto, intervista su  'Diotima e la suonatrice di flauto'

 Ivana Margarese per Morel Voci dall'isola

 

Domande di Francesca Maffioli per  https://femmespoetes.com/?page_id=395.  

par Sorbonne /Paris8,  par l’École Normale Supérieure (ULM), l’Université Paris 8 et l’Université Sorbonne Nouvelle

'Poésie hors du livre' - 11 mai, 14h30- 12 maggio 2021

 

Intervista a Ida Travi  a cura di Alessia Bronico  per Alma Poesia febbraio 2021

Il tempo dei Tolki intevista a cura di Invana Margarese per L'isola di Morel  nov. 2020

La poesia ti porta sempre da un'altra parte 2019 intevista a cura di Alessia Bronico per Inkroci, rivista di Letterature

Memoria e dimenticanza si saldano nella parola
a cura di Luigi Carotenuto
in L'Estroverso - 21 marzo 2016
 
Le maestre e i maestri indiretti a cura di Paolo Polvani
in Versante Ripido  - 1 novembre 2014 
 
Nella povertà della parola a cura di Evangelia Polimou
in Perigeion - 1 febbraio 2015
 
Cinque domande a cura di Alessandra Pigliaru
in poesia 2.0  agosto 2010
in La Dimora del tempo sospeso introd. di Francesco Marotta
 
Poesia con personaggi a cura di Marina Corona
in QUI LIBRI  febbraio 2012

Intervista a cura di Luigi Bosco per Poesia2.0
http://www.poesia2punto0.com/2010/08/25/la-tazza-o-il-dischiudersi-delle-labbra-intervista-a-ida-travi/
 
La tazza o il dischiudersi delle labbra  a cura di Antonio Loreto
in Anterem dicembre 2008
 

Interviste radio

 

Radio Rai Tre Fahrenheit - intervista di Tommaso Giatosio su Tasàr animale sotto la neve marzo 2019 

Radio Città del Capo Il Rubino a cura di Veronica Tinnirello maggio 2015

http://www.ilrubino.it/il-rubino-di-ida-travi/

Radio Svizzera Italiana (puntata 30') POEMONDO 25, dicembre 2010

http://reteuno.rsi.ch/home/networks/reteuno/poemondo/2011/01/07/poemondo.audio?selectedAudio=37#Audio

Radio Tre Fahrenheit : Alcune letture  dicembre 2014

Radio Tre Fahrenheit Marino Sinibaldi  intervista Ida Travi A Più Libri, Più liberi dicembre 2008

Radio Tre Fahrenheit Giuseppe Antonelli intervista Ida Travi  marzo 2009
Radio Tre Suite  (30')  Conversazione su 'La corsa dei fuochi' - 2  aprile 2007

Radio Tre Fahrenheit   (in archivio )

Radio Rai Tre Chiodo Fisso

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-d0ac5edf-265c-4f0c-8d1d-bc78aa3971b8.html

 Radio Ca’ Foscari

http://www.radiocafoscari.it/2013/03/06/virgole-di-poesia-ospita-ida-travi/

Radiodramma intervista a cura di Elena Furio Radio Popolare

https://www.youtube.com/playlist?list=PL4BEEA42BE8B87E27

Radio Vaticana

http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/09/i_poeti_sono_vivi/105-663489

Zapping (più letture in Archivio) 2009

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d5ad709-a10c-40ad-8296-6480f28f915f-radio1.html

Radio Alma Bruxelles 2009

http://radioalma.blogspot.com/2009_11_01_archive.html

Radio Popolare Verona

Intervista a cura di Cinzia Inguanta: Ida Travi Andrea Battistoni
http://www.youtube.com/watch?v=AmzQgqLy2yY
http://www.youtube.com/watch?v=B9uM7mx7knY
http://www.radiopopolareverona.it/index.php?module=Pagesetter&func=viewpub&tid=10&pid=17



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Dal passato:  2006/2007

In Tesi di Laurea di Maria Zanolli

Intervista a Ida Travi

‘Anterem - la poesia pensa’

Relatore prof Mario Allegri

 

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA

Facoltà di Lettere e Filosofia

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

LAUREA SPECIALISTICA IN GIORNALISMO

Anno Accademico 2006/2007

 

Poetessa e scrittrice, Ida Travi è una voce importante della redazione di “Anterem”. Il percorso della sua scrittura s’intreccia in una magica alchimia di intenti e intuizioni, seppur mantenendo un singolarissimo tracciato, con l’itinerario della rivista, la ricerca della parola originaria, che nella Travi si esplica attraverso l’iterata riflessione, da cui nascono sempre nuovi spunti, sulla lingua materna. Uno studio che parte da molto lontano, dal luogo natale della redattrice, dalla campagna lombarda, dalla vita e dalle abitudini contadine, il ritmo della parola dialettale che si mischia alla terra, al sole e al gelo, alla sera e alle lunghe giornate invernali, quando la nebbia si abbassa sulla pianura e dalla finestra lo sguardo si ferma ad ascoltare il silenzio.

 

Nei suoi testi ritornano, come in una scatola cinese, temi, figure, oggetti, impressioni ed espressioni. Da dove è partita e verso quale orizzonte si dirige la sua riflessione?

È nata nella stalla, vicino alla mucca, tra gli animali, nella realtà contadina che mi porto dietro da quando sono venuta al mondo. La balia, quando ci accudiva e mi allattava. Mia madre, la sua voce, il dialetto, quella parola così rassicurante e piena di vita, la cantilena che mi faceva addormentare di sera. I paesaggi, le notti gelide e la mattina presto, quando gli operai o i contadini si lavavano in una vasca d’acqua fumante. Il fumo si univa alla nebbia e guardavo quegli uomini a petto nudo, vigorosi e robusti, che si preparavano per la lunga giornata. C’è molto di tutto questo nei miei scritti, anche perché da una quindicina d’anni ho fatto una scelta: di non appoggiarmi più alla teoria o ad altri riferimenti, di tirar fuori quello che ho dentro, di partire da me. 102 È un distacco, quindi, quello che ha compiuto, come il titolo di un suo libro? Esattamente: il distacco dall’opera stessa, dal mito, dalla teoria come sostituzione dell’esperienza. In questo, forse, sono un po’ eccentrica. Mi piacciono gli spazi vuoti che stanno tra le parole. E poi, di certo, l’aspetto orale della scrittura. Si torna sempre alle origini. Ed è un peccato perché oggi, invece, si è persa l’oralità.

 

 In O Cari si parla di una forma letteraria, la prosa-poetica, che caratterizza particolarmente – e in modo molto intenso e penetrante – il suo stile. Cosa può dire di questa forma “a cavallo tra i generi”?

 

La mia ricerca è iniziata dalla prosa con un libro che s’intitola Vienna, tre poesie musicate e cantate tratte dal Canto del moribondo neonato che è stato messo in scena al Teatro Romano dalla splendida voce di Antonella Ruggero. Il moribondo e il neonato sono i due punti estremi dell’esistenza, allo stesso tempo i più intensi e i più fragili. Un cerchio che non si chiude mai, che rimane aperto. E poi c’è la donna, la madre, il rapporto materno. L’unica relazione asimmetrica, costituita da una persona grande e potente che decide l’esistenza di una creatura impotente e fragile, caratterizzata dalla pietas, dall’amore disinteressato, e non dall’interesse sull’altro, dall’uso della superiorità come mezzo per sottomettere. Anche nello schema della scrittura c‘è una volontà di lasciare aperto, di non chiudere il discorso.

 

Dalla poesia alla prosa, ma anche al teatro alla voce. Lei preferisce le comparse, è d’accordo?  

Sì, probabilmente si riferisce alla suonatrice di flauto di Diotima. Anche Platone, anche la storia della filosofia mette fuori dalla sua stanza la donna. Io credo ci sia la necessità di una presenza femminile. Gli uomini si nutrono della sapienza femminile e poi si dimenticano la fonte da cui hanno bevuto.

 

A questo proposito volevo chiederle – conflitto di interessi a parte – se lo sguardo di una donna in poesia, i suoi timbri, il suo tratto, si differenzino dalla visione maschile e se abbiano una più efficace capacità di scolpire la parola e il mondo?

Assolutamente sì. Noi siamo state definite “il secondo genere”. Ecco, allora bisogna mantenerla questa differenza con la cultura maschile. Bisogna far venir fuori quello che c’è, partire da sé. Io ho avuto tanto amore per la letteratura maschile, ma a un certo punto ho preso una posizione. E poi, parliamoci chiaro, l’uomo da quando nasce vive il rapporto con la madre e fa paura il peso della mamma. Per secoli le figlie le hanno odiate e forse oggi, grazie ai movimenti degli anni Sessanta, forse qualcosa sta tornando, si può fare qualcosa. Nella nota conclusiva di un mio libro, L’aspetto orale della poesia, si parla di questo, di non avere un rapporto di sudditanza, di far emergere la differenza.

Tornando al discorso sulla prosa-poesia, perché nei suoi scritti c’è una fusione così accentuata, quasi simbiotica?

Ma pensi ad Omero, alla narrazione di storie tramandate con la parola, all’oralità. Per ricordare, s’imparavano a memoria, e si raccontavano, si cantavano. Prosa e poesia erano la stessa cosa. La separazione è stata fatta col tempo.

 

E la filosofia? In chi si ritrova, in particolare?

Sicuramente, in tutta la filosofia antica. E poi, di certo, Heidegger, Block e i “piccoli sogni diurni”. Ultimamente, ho letto una recensione dove si dice che i miei lavori sembrano essere scritti nel sonno. Il sonno e il sogno, la mia poesia è anche questo, un fluire continuo, un dormiveglia, la luce e il buio.

 

Allora quali sono le poetesse che ha letto di più?

Tutta la poesia femminile, Emily Dickinson, la Zambrano, Simon Weil.

 

Il suo ultimissimo scritto su “Anterem” 73 è legato alla tematica definita “l’esperienza della percezione”, un quadro che si smonta e si ricompone, che parla del tempo, della memoria e ad un certo punto sembra quasi di assistere alle prove di un film il cui regista è forse il bambino cresciuto protagonista della storia. Come è nato questo scritto, come, in generale, si scrive per “Anterem”?

È stato estratto da un romanzo breve che s’intitola Tu sei soltanto in allarme. Ci sono tutti i miei temi più cari, c’è l’idea del fluire, il passato, la madre e il bambino. Spesso la mia scrittura sconfina fuori da sé, nel teatro, tra la poesia e la prosa, e lei ora ha parlato di cinema. Sì, può essere. Quando si scrive per “Anterem” si parte sempre da un tema, si discute una tematica, e poi c’è l’ intento di tenere alto il tono degli interventi, anche nella scelta dei collaboratori.

 

 

 

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