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Ida Travi, il blog | appunti di poesia e cinema

cinematographia

il cinema non è uno spettacolo ma una scrittura per immagini (R. Bresson)



R. Bresson ' Non correre dietro alla poesia, la poesia s'infila da sola tra le giunture'



eppure porta inscritto il suo senso nel nome : al fr. cinématographe, comp. del gr. kínēma -atos ‘movimento’ e di un der. di gráphō ‘scrivo’; si tratta del nome dato dai fratelli Lumière all'apparecchio capace di riprendere e proiettare le immagini fissate sul nastro sensibile (celluloide), mediante un sistema ottico meccanico a movimento intermittente •fine sec. XIX. La prima domanda di brevetto fu presentata il 13 febbraio 1895.


Mezzo secolo dopo, mentre l'intero mondo accorcia in cinema Robert Bresson continua a parlare di cinématographe. A lui non interessa il cinema, non gli interessa alcuno stile, intende solo rifondare il senso, il linguaggio. l'insieme della sua opera è una vera e propria graphia una scrittura per immagini in movimento, cioè una poetica.


Da una poetica per immagini a una scrittura poetica il passo è breve: di nuovo una visione, una continua promessa d'immagini dentro una scrittura. segni, sembianze. fantasmi in movimento.

Il cinema in teoria. una postcontemporanea polipoetica degli autori. scorre qui liberamente un modo di vedere non programmabile, a tratti anche improvviso.


il farsi visibile del già poetico: l'occhio, invariato, cade sul reale così come cade sulle immagini: salva è la differenza nello sguardo che tocca l'immagine: poesia l'occhio che riprende il rigo in bianco e nero, fino alla parola. una dinamica in testa, anche a mani legate. Il visibile e l'invisibile sono fratelli e sorelle forse scuri in volto, come in una foto di tanti anni fa. ( I. T. )














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